Cari Fratelli,
il tema del lavoro invisibile che accompagna i primi passi dell’Apprendista ci invita a riflettere sulla differenza di ciò che appare alla vista (azioni, gesti, simboli) e ciò che si compie nel silenzio, nell’ombra, nella parte più profonda di noi stessi. È un lavoro che non produce immediatamente risultati tangibili e misurabili, eppure è uno degli aspetti, se non l’aspetto principale, del grado di Apprendista. Quest’ultimo non è chiamato a parlare, mostrare, rappresentare, ma a trasformare e scavare in se stessi.
In Loggia, contrariamente a come siamo abituati nel mondo profano, il Primo Grado insegna la lentezza, la pazienza, la fatica. L’Apprendista è posto simbolicamente davanti alla pietra grezza, non per decorarla, ma per scalfirla, sgrossarla. È un lavoro duro, scomodo, che implica urto, fatica, polvere e sudore. È un “cammino lacrime e sangue”, come è stato più volte sottolineato in questa loggia, si affrontano i propri limiti e le proprie ombre. Nulla di questo è apparentemente visibile agli altri, perché avviene al nostro interno.
Ogni colpo di scalpello che diamo a quella pietra grezza è una rinuncia, una presa di coscienza, un’allontanamento, anche se minimo, dalle nostre abitudini profane.
Il silenzio imposto all’Apprendista non è dunque una privazione, ma uno strumento vero e proprio. Stare in silenzio significa ascoltare; ascoltare significa apprendere; apprendere significa permettere al simbolo di essere compreso e interiorizzato. Nel silenzio emergono dubbi, l’Apprendista è costretto a porsi domande che magari sarebbero state sorvolate se avesse dovuto riformulare un proprio discorso e non aver posto particolare attenzione a determinati passaggi.
Questo lavoro invisibile ognuno lo compie secondo il proprio ritmo, secondo il proprio punto di partenza e le proprie sovrastrutture da scardinare. È un’opera solitaria pur all’interno di una Loggia: nessuno lo può fare al posto nostro. I Fratelli possono indicare la direzione, sostenere, ma il colpo di scalpello deve partire da lui stesso.
In questo quadro si comprende la delicatezza e la difficoltà del compito affidato al Secondo Sorvegliante. Egli non è chiamato semplicemente a vigilare sui movimenti esteriori, ma a cogliere anche ciò che non si vede direttamente. Deve leggere i silenzi, le posture, le vibrazioni sottili dell’animo dell’Apprendista. Deve percepire se il silenzio è fine a se stesso o sta portando frutti, se è difesa o lavoro. Interpretare un silenzio è molto più complesso che interpretare una parola, perché il silenzio non si lascia definire, ma deve essere intuito.
Il Secondo Sorvegliante diventa così co protagonista di questo processo invisibile: accompagna l’Apprendista senza invadere il suo spazio di lavoro, eventualmente lo sostiene senza sostituirsi a lui.
Il silenzio dell’Apprendista è dunque dove la Luce comincia a filtrare attraverso le crepe della pietra che l’Apprendista stesso apre sotto i colpi del Maglio.
Dal mio punto di vista il silenzio è uno degli strumenti che più mi hanno aiutato, e continuano ad aiutare, nel mio personale percorso. In primo luogo perché ero, sono una persona che risponde istintivamente senza prima, facendo silenzio, elaborare una risposta o decidere persino di non rispondere o intavolare discussioni, perdendo tempo ed energie.
In secondo luogo perché tendo, forse prima più di oggi, a voler intervenire volendo dire la mia opinione interrompendo magari una persona che sta già parlando.
Ed infine nel mio lavoro in Loggia. Personalmente ricordo i primi passi attraversati in un’Officina da Apprendista, spaesato e confuso in quanto era una Loggia dove si lavorara poco e male. Il silenzio imposto non serviva per il lavoro introspettivo, non serviva per sgrossare la pietra, non serviva per far permeare nella mia pietra i primi spiragli di Luce. Anzi, non fosse stato per la presenza del Venerabilissimo, del 1 Sorviegliante e del Fratello Alberto, sarei andato via da quello che sembrava tutto fuorché un luogo dove potessi migliorare me stesso.
Nella Loggia Kilwinning ho compreso realmente il significato di questo, seppur invisibile, ma fondamentale lavoro e, anche se Compagno, non posso e non devo scordarmi di continuare ad esercitarlo, perché come ricordiamo spesso non si smette mai di essere Apprendisti.
Custodiamo dunque il valore di questo lavoro nascosto. Consideriamo il silenzio come spazio personale e privato di trasformazione. Ricordiamoci che ciò che oggi non si vede ed è invisibile, domani diventerà qualcosa di visibile, tangibile per noi e per gli altri e per la Loggia stessa. Perché saremo più solidi e più pronti ad essere solide Colonne a sostegno di tutti i Fratelli.
Ho detto.