
Carissimi fratelli, è un grande onore per me poter scolpire questa tavola.
È doveroso innanzi tutto descrivere coloro che come riportato dal titolo sono i tre pilastri di questa tavola. Partirò nel descrivere la squadra, essa è uno strumento costituito da due segmenti uno orizzontale ed uno verticale in essa viene rappresentata l’uguaglianza la quale può essere identificata da un altro strumento che è la livella e con l’ordine di elevazione che è rappresentato dal filo a piombo.
La squadra nella massoneria operativa è strumento indispensabile per trasformare una pietra informe in una pietra cubica, essa nella massoneria speculativa diventa lo strumento principale al quale l’apprendista fa appello al fine di acquisire la disciplina e la volontà necessari per arrivare a dare forma alla pietra informe che lo rappresenta.
La squadra quindi si presenta come simbolo di giustizia, equità, rettitudine, dovere e rappresenta anche l’equilibrio che il massone deve raggiungere in se stesso in primis e con il mondo che lo circonda. Il compasso invece rappresenta le scienze esatte quali ad esempio la logica, la matematica, la fisica, la chimica. La funzione del compasso è quella di misurare, comparare, tracciare angoli, fare proporzioni.
Esso rappresenta il dinamismo costruttore del pensiero, vale a dire la sua libertà creatrice, nonché la capacità di invenzione, di concezione e di realizzazione dello spirito. Il compasso può anche rappresentare se accostato al quadrante di un orologio, il quale è deputato a tracciare il tempo la circolarità della vita.
La sua forma richiama la lettera ‘A’ che viene anche definita come principio di tutte le cose e viene spesso raffigurato come impugnato dal grande architetto dell’universo. Rappresenta altresì l’ambito delle conoscenze umane, le quali sono virtualmente infinite. Quindi il saper padroneggiare la squadra ed il compasso porta l’iniziato ad essere una persona equilibrata e responsabile che ha la capacità di elevare il suo pensiero fino ai massimi sistemi.
Il pilastro più importante dei tre, perché è colui che fa prendere vita e definisce il significato degli altri due, è l’iniziato ed nel caso specifico il compagno. Esso rappresenta il secondo grado della nostra rispettabile loggia. Questa figura si fa risalire alle gilde medioevali nelle quali si fece strada un nuovo concetto di lavoratore, cioè colui che presta la propria opera volontariamente ed in cambio di un salario.
In genere il datore di lavoro era il padrone di una bottega.
Il padrone de di una bottega è generalmente chiamato maestro in virtù delle proprie capacità artigiane in un determinato settore, egli in bottega è coadiuvato dall’operaio il quale ha portato a termine il suo apprendistato obbligatorio, ma che per diverse ragioni ha deciso di non aprire la propria bottega ma di rimanere dove aveva compiuto il suo apprendistato.
Oltre a ricevere un salario, vitto ed alloggio esso entra a far parte della famiglia del maestro e quindi è abilitato a sedere alla stessa tavola del maestro mangiandone lo stesso pane ‘Cum panis’ da cui deriva la parola compagno. Nella massoneria speculativa il compagno ha diritto a prendere la parola durante le tornate, può recarsi in visita in altre logge.
Il compagno deve saper lavorare e dare l’esempio agli apprendisti, egli non lavora isolato ed un membro effettivo della comunione. Il numero del compagno è cinque come la sua età massonica. Lo stesso numero rappresenta i cinque sensi quali l’udito, la vista, il gusto, il tatto, l’olfatto che su un piano interiore possono essere equiparati all’intelletto, la chiaroveggenza, l’apprezzamento dei valori spirituali, la prudenza o il discernimento, l’intuito.
Cos’è per me in qualità di compagno l’equilibrio tra materia e spirito?
Cosa posso fare affinché possa procedere a progredire nel percorso iniziatico?
Essere un compagno è come un’arma a doppio taglio, ti dà la possibilità di sentirti parte di qualche cosa di più grande, di una loggia appunto, un’obbedienza oppure un’istituzione nella quale si può dare o ricevere conoscenza, amicizia, ordine e molto altro. Il rovescio della medaglia è che il percorso iniziatico ti porta a non accettare più la tua vita di prima, ad essere intollerante ai soprusi, ad ascoltare maggiormente i tuoi bisogni e quelli degli altri.
In altre parole, il lavoro di loggia ti porta a cambiare forma ed a ogni tornata od ogni tavola letta o tracciata non sei più quello di prima.
Quello intrapreso è un percorso a senso unico nel quale gli strumenti della squadra e del compasso prendono vita nelle mani dell’iniziato.
Anche nella notte più buia o nell’inverno della nostra anima sappiamo ad esempio che vi è beneficio nell’utilizzo della squadra, strumento primo per ritrovare una centralità del proprio essere, in altre parole rappresenta la bussola con la quale orientarci nel nostro cammino iniziatico.
Solo attraverso l’equilibrio ed il discernimento si può impugnare il compasso, il quale senza l’equilibrio appena citato non è altro che un pezzo di ferro senza alcuna utilità.
Il compasso infatti ha bisogno di un punto fermo su cui poggiarsi al fine di tracciare un cerchio perfetto.
Quindi partendo da questo assunto il compagno deve trovare in sé un obiettivo finale come punto fermo dal quale tracciare la propria strada.
Il confronto quotidiano con ciò che non ci piace e con i falsi valori non ci deve far smarrire, ma anzi deve essere uno stimolo ad andare oltre.
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