
La parola Compagno deriva da cum panis, colui che condivide il pane. In questa radice è custodito il senso del grado: condivisione, responsabilità, cammino comune. E proprio nello stare accanto e nel sostenere si manifesta il suo ruolo nella Loggia.
Torniamo al luogo in cui quel nome prese forma concreta. Nelle Logge medievali il Compagno era l’operaio formato. Aveva superato l’apprendistato, usava gli strumenti, iniziava a comprendere il disegno che il Maestro tracciava. Poteva spostarsi da un cantiere all’altro per perfezionarsi e mettere alla prova ciò che aveva appreso. Tornava poi alla pietra con maggiore esperienza. Se un blocco non combaciava con l’altro, non perdeva tempo a discutere né a cercare colpe. Riprendeva scalpello e mazzuolo, rimetteva la pietra in asse, faceva sì che il muro salisse diritto. Così il lavoro proseguiva e il cantiere si reggeva sul lavoro quotidiano dei Compagni.
In quel contesto il ruolo del Compagno non era un titolo. Era una funzione. Stava nel mezzo. Lì il lavoro prendeva forma concreta, l’errore di uno ricadeva su tutti e la precisione di ciascuno garantiva la stabilità dell’insieme. La sua mansione era reggere, con gli altri, il peso della costruzione. Quel ruolo attraversò i secoli.
Quando la Muratoria divenne speculativa, la pietra si fece uomo. Il Compagno della R∴L∴ Kilwinning, attraverso il metodo che vive in Loggia, guarda il Fratello accanto e vede se stesso nelle sue ferite, nel suo lavoro, nei suoi occhi. In quel riconoscimento comprende che il suo ruolo è reggere insieme il peso dell’Opera. E questo vale anche quando è in visita.
Porta con sé quanto ha costruito, lo offre con misura e si dispone ad accogliere ciò che può arricchirlo, perché è orientato e sa che ogni passo apre a quello successivo.
Ed è lì, in quel passo, che il labirinto gli offre il dono dell’ingresso. Qualcosa al centro attende, ma nessuno lo ha mai mostrato. Eppure entra, portando con sé il suo ruolo. Mantiene la rotta e segna il passo per chi cammina accanto. Tiene saldo il filo della misura, perché senza orientamento ogni passo è fatica al nulla. Prima di affrontare ciò che vive nel profondo deve imparare a restare senza lasciarsi divorare dalla paura. Sa di poter contare su chi cammina con lui.
Da questa comprensione il Compagno torna in Loggia. Nel Tempio è tra Occidente e Oriente. Nella Camera di Mezzo è stato riconosciuto e lì comprende che nel Lavoro matura quella Saggezza che gli rivela che l’Amore disinteressato è il suo salario. È moneta che non perde valore. Da qui nasce la responsabilità. Questo ruolo non è un incarico, ma il peso che si decide di portare. Quel pane condiviso con i Fratelli sostiene l’intera Catena.
Ed essa vive nel gesto. Non afferriamo la mano, ma ci prendiamo sottobraccio. Sentiamo chi sta accanto, come lui sente noi. Il ruolo è nel mezzo della Catena, dove si resta e si tiene. Da lì si prepara a raggiungere il cuore del labirinto. Lì si passa uno per volta.
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