Kilwinning
Paolo Giulio Gazzano

Le parole non dette.

In memoria di Alberto.

Come si può restare in silenzio, quando senti il bisogno di svuotare il petto per dar sfogo alla rabbia ed al dolore per una perdita così inattesa, così inaspettata così infausta; vorresti poter gridare, dare fuoco a quei ricordi anche se piccoli anche se pochi, ma così gravi, che hai in gola, offrirli ai fratelli lì, dove tutto è giusto e perfetto; quanto pesa in questo momento questa formula alla luce di una così tragica perdita?

Il dolore che questo dubbio evoca ti fa tornare lucido come lo schiaffo nell'attacco di panico, pensi a quel fratello, ormai eterno, alle sue ultime parole fra le colonne "non si è Iniziati solo la sera della tornata, lo si è sempre", e dove si ritrova un Iniziato quando si perde, quando perde, si trova lì su quel libro fra quegli strumenti che più ci rappresentano e sui quali si giura; ho giurato di stare all'ordine e di donare il mio silenzio, il silenzio di chi sa di non sapere, il silenzio di chi può permettersi di riflettere e di osservare senza preoccuparsi di dire, il silenzio di chi deve concentrarsi.
Dono al fratello che più non vedrò il silenzio di chi vorrebbe sfogarsi, ma per un personale così futile motivo, non rischierei mai di banalizzare il ricordo di quel compagno ormai già acerbo maestro, che negli occhi ardeva di gioia fraterna e che, nella sua umiltà, dispensava sapienza, forza, bellezza, seppur in maniera timida magari mascherata dietro un sorriso, ma comunque nitida e netta, come un mezzogiorno di metà marzo.

Allora ascolto e soffro pensando a quanta vita si è spezzata in quei 29 anni, fisso nella mente e nel cuore le ultime parole di quel fratello che terrò nell'animo, taccio le mie, così inutili
Così futili.

Guardo a Meridione e da qui a Settentrione vedo l'arco solare piú basso che al solstizio d'inverno, quanto vuoto in quella colonna, guardo a terra, quanto è nero oggi quel quadrilungo, ma in quel granello di bianco che ancora riesco a scorgere in quella scacchiera, lì, vedo gli occhi di quel fratello, di un celeste ardente e allora ritrovo calore e vigore, al sol pensiero di quel fraterno sguardo.
Ti porterò sempre con me in questo percorso di silenzio e contemplazione. La tua umiltà ed il tuo fervore saranno parte di me.

Quella birra che mi devi sarà ambrosia che berremo insieme nell'Oriente Eterno e da maestri gridare di nuovo insieme FUOCO.
Lo prometto.

Marco.