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Paolo Giulio Gazzano

Excalibur.

Artù, Excalibur e il Mito Siciliano: Un Viaggio tra Storia e Simbolo

Il Mito Rivisitato: Da Bretagna a Sicilia

La leggenda di Re Artù e della Tavola Rotonda, universalmente associata alle brume del nord, svela un inaspettato legame con la Sicilia, terra di miti e misteri. Secondo un’interpretazione simbolica e storica, la spada di Excalibur, simbolo del potere divino e della regalità sacra, sarebbe stata offerta per l’ultima volta al re Tancredi, ultimo erede del sogno ghibellino. La saga arturiana, così, si estenderebbe dal palazzo dei re normanni di Palermo fino alle pendici dell’Etna, dove Artù, secondo questa variante, avrebbe concluso il suo ciclo per diventare il re dei morti.

La Persistenza del Mito

La popolarità delle storie di Artù, rinnovata anche grazie a produzioni cinematografiche come Excalibur o Scontro di Titani, dimostra il bisogno umano di miti, che non sono semplici favole, ma archetipi carichi di significati profondi. Come spiega Mircea Eliade, il mito evoca la “perfezione degli inizi”, offrendo un modello esemplare di vita e regalità che collega l’umano al divino.

Il mito arturiano non è una semplice narrazione eroica. Esso riflette ideali spirituali e simbolici che si intrecciano con la tradizione cristiana e con una visione sacrale della regalità. Questo si manifesta nella figura di Artù, il cui nome, derivante dal termine greco àrktios (orso), richiama l’antica connessione tra forza, regalità e l’ideologia dei guerrieri iniziatici.

Artù, Excalibur e il Graal

La spada Excalibur, forgiata dagli dèi, rappresenta la connessione tra l’eroe e le forze della natura, simbolizzando il dominio sul drago, figura del caos primordiale. Parallelamente, il Graal, la coppa sacra di Giuseppe d’Arimatea, incarna l’unione mistica tra il re e la terra. Parsifal, nel momento culminante della saga, svela questa verità ad Artù: “Tu, Artù, e la Terra siete uno.”

L’ideale arturiano risuona anche nell’antico concetto egiziano di Maat, l’equilibrio cosmico: come i faraoni, Artù è garante della fertilità della terra e dell’armonia universale. La malattia di Artù riflette la crisi di identità che coinvolge l’intero regno; la sua guarigione, resa possibile dal Graal, riporta equilibrio e prosperità.

La Variante Siciliana: Artù e i Normanni

Con l’arrivo dei Normanni in Sicilia, il mito di Artù si intreccia con l’ideale ghibellino, trovando un nuovo contesto nella lotta tra il potere imperiale e quello papale. Federico II, l’imperatore filosofo e ultimo grande rappresentante dell’ideale ghibellino, viene associato ad Artù come custode dell’ideale di un regno universale e sacro.

Tancredi, re normanno e figura simbolica dell’epopea cavalleresca, riceve, secondo il mito, l’ultima offerta di Excalibur. La sua sconfitta non è che un incidente della storia, un momento in cui “il tempo degli uomini” non era ancora pronto per accogliere la “perfezione degli inizi,” il “tempo degli dèi.”

La Natura Eterna del Mito

Il mito di Artù e della Tavola Rotonda non è semplicemente una leggenda del passato. Come tutti i miti autentici, esso vive nel presente, offrendo spunti di riflessione sulla natura umana e sul rapporto tra potere, sacralità e destino. La figura di Artù, ferito ma immortale, che attende il suo ritorno ad Avalon, simboleggia la speranza che un giorno il sacro ritorni a guidare l’umanità.

Excalibur, gettata nelle acque come simbolo della verità e della potenzialità ancora non realizzata, attende che un nuovo re degno la recuperi. Come disse Artù morente a Parsifal: “Un giorno un re verrà…”

Il mito vive, trasfigurato ma intatto, aspettando il momento in cui la sua verità sarà nuovamente compresa dagli uomini.