
Fin dalle origini della civiltà, l’uomo ha cercato di orientarsi tra due forze interiori… ciò che sente e ciò che pensa. Nella Grecia antica, il cuore era visto come sede delle passioni, mentre la ragione era considerata la voce degli dèi interiori. Platone parlava dell’anima come di un carro trainato da due cavalli, uno irruente e passionale, l’altro disciplinato e razionale. Il timoniere, la parte divina, aveva il compito di guidarli insieme. Nel corso dei secoli, la filosofia, la religione e la scienza hanno spesso contrapposto questi due poli, come se fosse necessario scegliere tra emozione e logica, tra impulso e controllo…. ma la vera evoluzione non è mai avvenuta nella vittoria dell’uno sull’altro, bensì nella loro armonia.
Così, un giorno, provai ad ascoltare le loro voci. Non per capire chi avesse ragione, ma per non perdermi. Perché solo ascoltandole entrambe potevo ritrovare me stesso.
Voce della RAGIONE
Non farlo.
Trattieniti.
Non è il momento.
Guarda com’è andata l’ultima volta che hai seguito il tuo cuore.
Hai perso la misura, ti sei fatto male, hai fatto male.
Voce del CUORE
E allora?
Meglio farmi male che non sentire più niente.
Tu non ami. Tu proteggi.
Ma io… io sono vivo. Io sono il battito.
RAGIONE
Tu sei il battito, sì…
ma senza di me diventi tempesta.
Io non ti odio. Ti contengo. Ti custodisco.
CUORE
No. Tu mi rinchiudi.
Mi fai paura delle lacrime, mi fai vergognare dell’amore,
mi dici che tremare è debolezza.
Ma io tremo…
quando qualcosa è vero.
RAGIONE
E allora dimmi…
cos’è la verità senza direzione?
Quante volte hai inseguito qualcosa che sembrava amore
e poi ti sei ritrovato solo?
CUORE
Ogni volta.
Ma era necessario.
Perché ogni ferita che ho preso
ha aperto uno spiraglio.
E in quello spiraglio…
a volte… sei passato anche tu.
RAGIONE
(Silenzio.)
CUORE
Abbiamo bisogno l’uno dell’altro, lo sai.
Ma tu… tu non vuoi sentire.
E io, senza di te… corro e crollo.
RAGIONE
E io, senza di te… non so perché respiro.
Il cuore senza la ragione brucia. La ragione senza il cuore gela. Il lavoro è sacro quando smettono di combattere per dominare e imparano a camminare insieme, facendosi spazio, misura e respiro. Il maglio colpisce con amore, lo scalpello incide con misura.
Secondo Itzhak Bentov, il cuore non è solo un organo. Ogni battito genera vibrazioni che attraversano il corpo e interagiscono con il ritmo di tutto l’essere. In particolari stati, queste vibrazioni possono armonizzarsi con ciò che ci circonda, portando equilibrio, chiarezza e possibilità di scelta.
In questo percorso ho compreso che non esiste un vincitore tra cuore e ragione… esiste un incontro. È lì che nasce la saggezza: dal cuore che chiede ascolto e dalla ragione che risponde senza paura. La saggezza non è una vetta da raggiungere, ma un ritmo da custodire.
E in questo ritmo ci siete anche voi, Fratelli miei: presenza discreta, risonanza silenziosa, passo accanto al mio passo. Le nostre frequenze parlano, nel visibile e nell’invisibile.
Oggi vi dico che ciò che sento e ciò che penso finalmente si ascoltano. Ciò che sono si avvicina a ciò che scelgo di diventare e in questo ho ritrovato me stesso. Non completamente integro, non perfetto, non arrivato… ma autentico. Vero.
Ho detto
Leonardo Lunetto
Buongiorno, ho letto la tavola scolpita dal fratello Francesco e leggerla cercando di assimilare ho letto la mia battaglia, la battaglia di tutti e forse la battaglia del genere umano. La profondità del pensiero mi porta a realizzare che l’armonia trovata tra il Cuore e la Ragione sarebbe la summa di un percorso lungo tutta una vita. Ho realizzato inoltre, e cosa molto importante per me, che mentre bevevo quelle parole, desideravo raggiungere quell’armonia. Ho detto
Andrea Spampinato
Carissimi Ven.Mo Maestro e Fratelli Tutti,
la tavola che abbiamo ascoltato ieri dal Fratello Francesco ci parla di amore. Dell’amore tra due sfere apparentemente opposte ma realmente complementari: la ragione e il cuore. Quando si illudono di fuggire l’una dall’altra, in noi si apre un conflitto e la nube di polvere che sale dal terreno di battaglia offusca il sentiero. Ma quando queste due sfere riconoscono e assecondano la forza che inevitabilmente le attrae, iniziando a dialogare, scoprono di essere destinate a camminare insieme e la fuga diventa ricerca reciproca. Così è anche per me, quando la ragione e il cuore si tengono per mano, smetto di fuggire da me stesso e vado verso me. Verso il Tempio. In questo luogo le nubi si allontanano, la vista si rischiara e, mentre ritorno a vedere il sentiero, mi accorgo di non esservi mai uscito. Ed è nel mezzo di quella stretta di mano che è custodito qualcosa di potente: la vera trasformazione. Come ci ricorda il Fratello Francesco, è lì che nasce la saggezza. Quando ritrovo il sentiero della saggezza tutto si trasforma e la divisione lascia il posto all’unitá, il sospetto alla fiducia, l’ansia alla serenità, il possesso alla condivisione, il controllo alla libertà. Lungo quel sentiero riscopro che anche la ragione può avere un cuore e che il cuore il più delle volte ha ragione.
Ho detto
Antonio Cozzolino
Leggendo di nuovo la tavola del fratello Francesco, mi sono ritrovato in un momento preciso della mia vita.
Nella vita uno si trova molto spesso in questa situazione, e in molti casi la scelta di come affrontarla (che sia
di mente o di cuore) può cambiare radicalmente l’esistenza di una persona.
Mi sono ritrovato un giorno in cui il mio cuore era completamente spezzato dal dolore. E quando il cuore
non c’era più, la mia mente è diventata molto forte, quasi un’entità incontrollabile, fredda, implacabile. Per
trovare un equilibrio tra i due, il cuore ha dovuto farsi una forza immensa, anche se di forza gliene era
rimasta davvero poca. Ma è stato incredibile vederlo rialzarsi, ha fermato la predominanza della mente, l’ha
messa a tacere. Non l’ha distrutta (questo è fondamentale) ma le ha fatto capire che se non avessero lavorato
insieme, in armonia, sarebbe stata la fine per entrambi.
E così sono riuscito a risollevarmi.
Ma certe ferite, quando sono così profonde, rimangono per sempre dentro di noi. Ogni tanto, proprio come
quando una cicatrice di un’operazione fa male quando il tempo è brutto, così funziona anche per queste ferite
dell’anima che ogni tanto si fanno sentire. In quei momenti, il cuore deve abbracciare la mente e darle
conforto, e viceversa. Ecco spiegato perché queste due entità sono state create proprio per collaborare,l’una
non può fare a meno dell’altra.
Ciò che colpisce immediatamente nella tavola del Fratello Francesco è proprio l’onestà con cui affronta
questa tensione universale. Il dialogo tra mende e cuore non è casuale, dando voce a entrambi i protagonisti,
ci mostra che non si tratta di nemici da riconciliare, ma di compagni di viaggio che hanno dimenticato di
ascoltarsi.
Il passaggio che mi ha toccato più profondamente è questo: “Il cuore senza la ragione brucia. La ragione
senza il cuore gela.” L’ho vissuto sulla mia pelle: quando il cuore bruciava di dolore senza controllo, e
quando la mente gelava tutto per non sentire più niente. Entrambi gli estremi erano insopportabili.
Mi ha colpito anche il momento del dialogo in cui il cuore dice: “Ogni volta. Ma era necessario. Perché ogni
ferita che ho preso ha aperto uno spiraglio. E in quello spiraglio… a volte… sei passato anche tu.” E la
ragione tace. È in quel silenzio che avviene la vera svolta, il riconoscimento reciproco. La mente che
ammette di aver bisogno del cuore per ricordare perché respira.
Il lavoro muratorio richiede precisamente questo equilibrio: “Il maglio colpisce con amore, lo scalpello
incide con misura.” Non uno contro l’altro, ma uno attraverso l’altro. Non dominazione, ma collaborazione.
La citazione di Bentov sul cuore come generatore di vibrazioni mi riporta anche a quanto sentiamo in
Loggia, quando siamo in armonia con noi stessi, questa risonanza si trasmette ai Fratelli. Le nostre frequenze
parlano, nel visibile e nell’invisibile.
Ciò che mi porto via da questa lettura è l’invito a non cercare la perfezione, ma l’autenticità. Il Fratello
conclude dicendo di non essere “completamente integro, non perfetto, non arrivato… ma autentico. Vero.” Ed
è forse questo il vero traguardo del percorso iniziatico: non la completezza, ma la verità di sé, anche nelle
contraddizioni, anche nelle cicatrici che ogni tanto, quando si fanno risentire, fanno male.
Grazie, Fratello Francesco, per aver condiviso questo pezzo del tuo cammino. Mi hai ricordato che il sentiero
della saggezza non è dritto né indolore, ma si costruisce passo dopo passo, battito dopo battito, caduta dopo
caduta, rialzandosi ogni volta un po’ più consapevoli di chi siamo veramente.
Ho detto.
Fr.: Antonio Cozzolino
Manuel Morici
Un saluto a tutti i Fratelli.
La tavola del Fratello Francesco è stata stupenda, così come gli interventi degli altri Fratelli che hanno aggiunto la loro voce e il loro punto di vista, ispirando altri angoli da cui osservare e altri punti su cui riflettere.
Si sono nominati esempi di saggezza biblici ed esempi personali dove la gioventù segnata più dalle emozioni (cuore) lascia spazio alla saggezza (mente) crescendo, prendendosi spazio piano piano…
Il cuore e la mente sembrano agire quasi come in un dualismo, ma un altro intervento ne ha parlato come di due elementi distinti che intrecciano il loro operato, a volte conflittuale, mentre il modo di trovare l’equilibrio non è tanto come su una bilancia, ma come una sinergia ottenuta con l’uno che lavora al servizio dell’altro. Quest’ultimo punto è quello con cui mi sono identificato maggiormente.
Secondo me ci sono cose in cui ci deve essere la presenza di entrambi anche se in proporzioni diverse, e a volte solo di uno dei due.
Forse a volte, brevemente, ho avuto la sensazione di avere questa sinergia tra le due parti, ma raramente, e non ne sono neanche tanto sicuro.
Tuttavia, riconosco meglio nella mia vita momenti in cui, ero molto più guidato dalle emozioni e poi le esperienze vissute hanno sviluppato quella parte della ragione che interviene per protezione, a volte in maniera prepotente, specialmente in alcuni ambiti, e se è vero che lavorare solo di cuore (o d’impulso) è pericoloso, perché ci si fa male molto spesso anche inutilmente, la mente può essere altrettanto pericolosa.
La logica diventa compagna, facilita le cose, ti da la risposta giusta, o la più giusta possibile. Elimina i rimorsi. Si sta bene. Le cose funzionano con una modalità quasi matematica in certi casi. È comodo. Inizi a basarti sulla mente sempre di più ed ignorare il cuore; lui parla ma non lo ascolti, poi la voce si abbassa sempre di più, diventa un sussurro, poi più niente.
Fino a quando ti accorgi che succede qualcosa che non puoi controllare o spiegare.
Bussi alla porta della mente e lei è silente. Anzi, rimugina piano, tra se e se, senza arrivare a nulla… e la vedi dallo spioncino della porta che gira a vuoto su se stessa, nevrotica. Fino a che, dopo un po’ di tempo si ferma provata, e ti dice una parola: cuore.
La mente non può aiutarti, può solo distrarti.
Capisci che devi andare a bussare alla porta del cuore per quel problema ma lui non ne ha più per venirti ad aprire. E’ stato abbandonato lì, in un angolo, senza nutrimento… é spento, ed è passato così tanto tempo che tu non trovi più la tua copia della chiave.
Forse dovresti cercare meglio nelle tue tasche, o forse dovresti parlargli, consolarlo, caricarlo affinché si desti e venga ad aprirti, forse devi chiedere alla mente se può aiutarti a riattivarlo, forse devi chiedere fuori, oltre te stesso…
Come finisce?
Non lo so.
Vorrei dare un finale a questa storia e a questo esempio, ma non ho la risposta giusta, non so se mai l’avrò, quello che so è che ci sto provando.
Ho detto.
Francesco Ropresti
L’equilibrio è comodo da dire, elegante da mostrare, perfino facile da fingere…. ma il luogo in cui l’equilibrio diventa possibile… quello no. Quello fa davvero paura. Perché è un luogo nudo, spogliato di ogni difesa, uno spazio interiore in cui non puoi più mentire al cuore e non puoi più nasconderti dietro la ragione, dove entrambe le voci ti si mettono di fronte e ti chiedono senza pietà “E tu, chi sei davvero?” È un punto sottile, quasi impercettibile, che riconosci perché ti trema qualcosa dentro, ed è lo stesso spazio che abbiamo intravisto quando abbiamo compiuto il nostro primo passo nel Tempio, un attimo di verità assoluta in cui non eravamo forti né perfetti, solo profondamente esposti. Ed è proprio lì che inizia la possibilità dell’equilibrio, non quando sembriamo centrati, ma quando finalmente ci lasciamo vedere….